domenica, 15 novembre 2009

Saccheggio

Uomini che uccidono, stuprano, torturano, portano via tutto.
Chi sopravvive non è molto fortunato; indelebili ferite.

Uomini ricchi, che aprono e chiudono aziende, che mettono sul lastrico i loro dipendenti, che si fottono i loro soldi nascondendoli in luoghi sicuri (per loro). Di norma si sopravvive, non molto bene.

Nel 1789 si era fatto qualcosa contro questa gente: ricominciamo?

venerdì, 13 novembre 2009

Voci

La mattina arrivo in ufficio molto presto.
Molto da fare, e il senso del dovere trasmesso di padre in figlio chissà da quante generazioni e chissà perché.

Davanti al pc, a scrivere, a fare calcoli, e a riempire il tempo che sta tra l'inizio e la fine.

I colleghi arrivano, lentamente, gradualmente, uno alla volta, due alla volta.
Tutti mi salutano: ciao bill.
Ed io rispondo: ciao tizio, ciao caio, ciao gaia. Riconosco al volo le voci, e non solo.
Basta una parola, ed ecco inquadrato l'umore di quel giorno; allegro, incazzato, vivace, spento, presente o assente. E quando c'è qualche problema, la voce fa la spia. Ci azzecco quasi sempre; ascoltare senza guardare è il modo giusto.
Non so smascherare, o almeno molto raramente, i trucchi del viso. Ma la voce non mi frega, quasi mai.

Ascoltare.

Una bella voce, sincera, emozionata.
Trasparente.
Che ti dice dove e quando.
Che ti parla di speranze e di futuro.

Ascoltare.

domenica, 08 novembre 2009

Poco tempo e poca voglia

Forse un po' di voglia mi è tornata...

Però scrivere, decentemente, richiede tempo.
Forse non si nota, ma cerco di pesare le parole, le rivedo, le soppeso; cancello, aggiungo, modifico. Anche poche righe sono lunghe e faticose.

Mi diverte notare l'equivoco della comunicazione.
Il mio motto, citando il vecchio Bennato, è "ogni favola è un gioco". Per cui non vorrei mai essere preso sul serio, e contemporaneamente non vorrei neanche passare per un falsario.

In tutto quello che scrivo c'è qualcosa di me, e qualcosa di lontano da me.
Inestricabilmente connessi.
Mai credere a tutto, mai credere che sia tutto falso.
Se posso modificare rapidamente i fatti, mi è molto più difficile modificare le emozioni.

Chi mi legge, per quel poco che scrivo, per quanto male lo scriva, mi può conoscere profondamente, perché troverà le mie emozioni.
Belle o brutte, interessanti o noiose, particolari o banali.

Ci vediamo.
Qui, o altrove.

martedì, 13 ottobre 2009

Thirteen

Questa è una storia vera, ovviamente filtrata dal mio sguardo e dal mio ricordo.
Quindi, forse, non è vera.
Quale che sia la verità, non leggete questa storia, se siete moralisti, se siete pronti a giudicare senza conoscere, se siete ottusi.

Ero poco più che un ragazzo; facevo l'insegnante in una scuola privata. Il che voleva dire essere pagati poco, ma soprattutto quando capitava.
"Bill, questo mese siamo in difficoltà! Il mese prossimo prendi lo stipendio doppio!"
Aspettare 4 o 5 mesi per avere quattro soldi e subire l'umiliazione di dover chiedere un prestito al papà, quando pensavo di avere conquistato l'autonomia.

Arrotondare con lezioni private; viziatissimi alunni con nessuna voglia di studiare, ma con tanti soldi alle spalle. E il pomeriggio si ripassava quel che non si era fatto la mattina.
Una delle mie allieve, una tredicenne svogliata, molto cretina, molto provocante. Con un fisico già adulto, e con una malizia probabilmente imparata dalla madre, una quarantenne affascinante che, allora, mi sembrava comunque una vecchia.
Jennifer faceva la stupida coi compagni; amava slacciare la camicetta in modo che si vedessero bene le sue tettine adolescenziali, ovviamente senza reggiseno, e i compagni zeppi di ormoni non capivano più un cazzo.
Jennifer veniva alla cattedra con qualsiasi scusa, e provocava anche me; le piaceva piazzare le sue tette a due millimetri dalla mia faccia, e intanto si strofinava il pube con la mano.

Non era l'unica a giocare alla seduzione, ma con lei era difficile restare indifferenti. I professori maschi, ed io fra questi, erano in difficoltà;  ricordo bene l'imbarazzo di doversi alzare dalla cattedra dopo gli strusciamenti di costei, avendo un cazzo durissimo in evidenza sotto i pantaloni. Le altre ragazzine ti fissavano proprio lì, facendo gridolini idioti.
Molto difficile gestire una seconda media così.

Il pomeriggio lezioni private; un po' avevo disperato bisogno di soldi, un po' ero affascinato da questa bambina cresciuta. Ma mi sentivo tranquillo; la mamma era sempre molto presente, se pure in modo discreto. Lo sapeva, la vecchia, che la sua bambina giocava a fare la bomba sexy. Tranquillo... un po' agitato... ma tranquillo. Con la mamma presente non faceva quello che faceva in classe, e così potevamo concentrarci su geometria ed algebra. Fra l'altro... tutt'altro che stupida la ragazza. Un bel cervello in un corpo di esplosiva sensualità naturale.

Un pomeriggio di una giornata d'autunno.
Citofono.

"Ciao Jennifer, sono Bill. Pronta per la lezione?"
"Ciao Bill, sali. Oggi potresti fare due ore?"

Salgo due piani di scale, di corsa (corro anche adesso che sono anziano, immaginatevi a 26 anni).

Mi aspetta sulla porta.
Indossa solo una vestaglia leggera, trasparentissima.
Si vede tutto; unico indumento intimo, un tanga rosa.

Un attimo di paresi. Che cazzo sta facendo, questa? E la madre glielo permette?

"Bill, siediti. Mia madre si scusa ma oggi ha avuto un impegno. Tanto sono io che ho bisogno di ripasso... non lei."

Non so che cosa fare.
Mi sento malissimo, non ho più saliva, non so dove guardare. Cerco di resistere, ma è una cosa tremenda.

Sudori freddi, cuore al massimo, quasi fatico a parlare.
E vedo... le sue tettine morbide e sode, la sua pelle bellissima, il ventre liscio e appena arrotondato al tempo stesso, un culo perfetto come solo a quella età si può avere senza alcuna fatica. Capelli ricci appena lavati, profumatissimi, e uno sguardo assassino.

Mantengo il controllo, mi siedo, e la invito ad aprire il libro, mentre io sfoglio il suo quaderno.

Lei si alza un po' dalla sedia per vedere meglio... e appoggia il suo seno sinistro sulla mia mano.

Se non sono impazzito allora, forse non impazzirò più.
Sentivo il cazzo esplodere, il cuore a 200, il fitao mancare, un desiderio folle... e contemporaneamente il comandamento morale. E' una bambina.

E' una bambina.
E' una bambina.
E' una bambina.

Ho resistito per un'ora, facendo finta di parlare di matematica; poi è arrivata una sua amica, a salvarmi.

"Jennifer, ma sei NUDA!"

Forse ho tirato il fiato dopo un'ora di apnea mentale.
Sono stato capace di resistere; rispetto o paura? Più la paura; perché non dovrei essere onesto?
Che sarebbe successo se la sua amica ci avesse sorpresi a scopare selvaggiamente?

Tanti anni sono passati, ma non l'ho mai dimenticata.
Forse ho fatto bene, forse no; ma la storia non si cambia.

In serate come questa ritorno da lei, e sogno un finale diverso.

Lei appoggia il suo seno, ma la mia mano è pronto ad accoglierlo. Mi avvicino alla sua bocca turgida, e la divoro. Le tolgo la vestaglia mentre le mie mani scorrono forti sulla sue pelle, ovunque. La mia bocca corre sui suoi seni da succhiare avidamente. E lei afferra il mio pene pronto ad entrare nella sua fessura umida. Un attimo e sono dentro di lei; sono in piedi e lei è avvinghiata e comincia a dondolare su di me, mentre le nostre lingue e bocche insaziabili scorrono ovunque...

Ho fatto bene, sì.
Forse.

 

martedì, 22 settembre 2009

Nella testa

Le note dei Quadri di Musorgskij, nell'orchestrazione di Ravel.

Il silenzio intorno a me mi aiuta a trattenere questo ricordo appena creato; prima, con un amico, parlavo di campane cattoliche e campane ortodosse.

L'essenza è lì.

domenica, 20 settembre 2009

La grande porta di Kiev

Non tutti, nel corso della vita, raggiungono la consapevolezza.
Chi arriva a questo stato, profondo, non ha alternative; deve porre fine alla inutilità del tutto cominciando dalla inutilità propria.

L'uomo consapevole deve quindi suicidarsi.
Anch'io sono un uomo consapevole; ma... non ho le palle. Di scuse ne trovo parecchie; le persone che dipendono economicamente da me, giovani & vecchie, colleghi e schiavi (collaboratori) che senza di me non combinerebbero una minchia, amici che traggono raro conforto nella mia cazzutaggine, ancorché sporadica.

Quindi... non compirò l'unico gesto saggio, ed inutilmente sopravviverò.

Ma devo resistere, e per resistere non mi rimane che una possibilità: la droga.
Ad evitare una facile assuefazione assumo vari tipi di droghe, in proporzioni variabili. Cocktail (quasi) micidiali; se non ci fosse il quasi avrei brillantemente risolto il problema già enunciato.
L'ingrediente primario è il LAVORO, droga potente.
Si lavora dalle 8 alle 20, si danno numeri, si scrivono report, si parla con le persone, ci si illude che tutto ciò abbia un senso; perché funzioni, questa droga deve essere assunta in dosi massicce, e non devi mai interromperne il consumo (ad esempio andando in ferie, altro tipo di droga che personalmente non utilizzo).
Il LAVORO può essere sapientemente mescolato con la FIGA, altra droga, ancor più pericolosa. Per quanto da anni ed anni ed anni io non ne faccia consumo diretto, ne sono però ossessionato; è una dipendenza grave, che non passa mai. Sempre alla ricerca della dose, mai la trovo. O, meglio, sembra essere disponibile in quantità, ma solo per gli altri; in ogni caso tale droga ottiene l'effetto collaterale di distogliere i miei pensieri dal saggio proposito prioritario, già citato.
In piccole quantità uso anch'io il CALCIO (non l'elemento chimico); le soddisfazioni che ti può dare la tua squadra, o la nazionale, posso generare un fasullo stato estatico che dura magari anche qualche giorno. Ancora adesso ricordo le quattro pere che rifilammo di recente ai bastardi e le labbra si curvano in leggero sorrisetto (se avete qualcosa da dire non capite che sono drogato... e che lo siete anche voi).

Essendo io comunque una persona fuori dal comune, amo sperimentare droghe particolari.

La MUSICA mi può donare stati estatici assoluti e brevissimi, nonché delusioni profondissime, quasi come la FIGA.

E così sono finalmente arrivato all'argomento del post, ma ho un momento di sbandamento. Sento il richiamo di una droga molto diffusa e rozza... il CIBO. Ergo continuo poi...

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