martedì, 09 febbraio 2010
Bill è morto
Forse non è un male...
21:39
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giovedì, 24 dicembre 2009
Guarigione
Ci siamo, quasi.
22:25
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giovedì, 10 dicembre 2009
Sorella Capricciosa
Da due giorni non vedevo William in ufficio.
Magari si è preso qualche giorno di ferie; lo fa ogni tanto. Se ne sta a casa, sistema le sue cose, si rilassa. In giro no, soldi zero.
Cavolo si sente la sua mancanza.
Simpatico, arguto, a volte tagliente; di grande intelligenza, un amico di cui mi fido.
Cazzo me lo poteva dire che non c'era, mi sarei preparato psicologicamente... E invece sono qui a scassarmi i coglioni e a preparare le chiusure amministrative. Forse preferirei essere sodomizzato con un catus; o anche no. E non ci sono le sue battute e le sue paranoie a distrarmi.
"Bill scusa" mi chiede Mary, gradevole signora dal culo un po' espanso, "sai qualcosa di William? Siamo un po' preoccupate..."
Certo, le sue colleghe, le sue "donne" che lui maltratta continuamente (ma solo a parole, e solo perché le adora tutte), e che a loro volta lo adorano incondizionatamente.
E' un bell'uomo, William, ha fascino, ci sa fare, e le donne gli perdonano tutto. Non si accorgono che è grasso, gli perdonano il vizio dell'alcol e del fumo, gli perdonano la sua sregolatezza. Ma è un grand'uomo, con tanti fallimenti alle spalle; forse questa è la sua forza. Lui sa cosa vuol dire risollevarsi, cosa vuol dire ripartire da zero. O da sotto zero.
Strano che nessuno non sappia nulla; chiamo l'ufficio Risorse Umane (sic). Qualcosa mi diranno, spero.
"Non possiamo dirle nulla"
"A chi, a mia sorella?"
"No, a Lei..."
Già, per sembrare più professionali hanno cominciato a dare del lei anche a quelli che conoscono da dieci anni. Comunque...
"Il collega William è ricoverato, non ci ha ancora comunicato i giorni di assenza"
"Ricoverato? E' successo qualcosa?"
"Non possiamo dirle nulla, per la privacy"
Porco dio mettetevela nel culo la privacy, penso e non parlo, ma vado immediatamente in ansia, penso a un incidente. Il ragazzone usa lo scooter, ed è un po' sconsiderato.
Chiamo il fratello, Mike.
E' contento di sentirmi; lascia straripare le parole, e mi racconta tutto.
Due giorni fa, in casa, un forte dolore al petto, formicolio un po' ovunque; poi William che si accascia, i vecchi genitori che prendono un colpo, Mike che agisce. Ambulanza che arriva in un attimo, di corsa in ospedale, un medico che intuisce al volo, sala operatoria.
Aneurisma all'aorta, vivo per miracolo.
Ora si può solo aspettare, e pregare. Si, pregare; non perché esista un Dio che possa far qualcosa, ma perché io lo voglio aiutare e trasmettergli l'energia per combattere, se ne avrà voglia.
In azienda la voce si diffonde (comincio io) alla velocità della luce; chi lo conosce gli vuole bene. Siamo preoccupati e sconvolti.
Sappiamo che la stessa notizia, riferita ad altri, passerebbe quasi inosservata.
Succede anche qualcosa di quasi comico; siamo quasi omonimi, io e William. In una sede secondaria si diffonde la voce che sono io quello in ospedale; anzi mi danno già per spacciato. Devo fare una telefonata, per spiegare.
Sorella Morte gli ha fissato un appuntamento, ma all'ultimo momento ha cambiato idea.
23:57
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domenica, 15 novembre 2009
Saccheggio
Uomini che uccidono, stuprano, torturano, portano via tutto.
Chi sopravvive non è molto fortunato; indelebili ferite.
Uomini ricchi, che aprono e chiudono aziende, che mettono sul lastrico i loro dipendenti, che si fottono i loro soldi nascondendoli in luoghi sicuri (per loro). Di norma si sopravvive, non molto bene.
Nel 1789 si era fatto qualcosa contro questa gente: ricominciamo?
22:58
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venerdì, 13 novembre 2009
Voci
La mattina arrivo in ufficio molto presto.
Molto da fare, e il senso del dovere trasmesso di padre in figlio chissà da quante generazioni e chissà perché.
Davanti al pc, a scrivere, a fare calcoli, e a riempire il tempo che sta tra l'inizio e la fine.
I colleghi arrivano, lentamente, gradualmente, uno alla volta, due alla volta.
Tutti mi salutano: ciao bill.
Ed io rispondo: ciao tizio, ciao caio, ciao gaia. Riconosco al volo le voci, e non solo.
Basta una parola, ed ecco inquadrato l'umore di quel giorno; allegro, incazzato, vivace, spento, presente o assente. E quando c'è qualche problema, la voce fa la spia. Ci azzecco quasi sempre; ascoltare senza guardare è il modo giusto.
Non so smascherare, o almeno molto raramente, i trucchi del viso. Ma la voce non mi frega, quasi mai.
Ascoltare.
Una bella voce, sincera, emozionata.
Trasparente.
Che ti dice dove e quando.
Che ti parla di speranze e di futuro.
Ascoltare.
22:52
Scritto da : unwillingly
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