tettine TeTTone…

Anni fa mi capitava di ospitare in questo luogo, ormai abbandonato, i post di un maniaco di mezza età, che si divertiva a scrivere le sue fantasticherie a sfondo sessuale.
Un malato.

La cosa che più mi causava irritazione era il suo successo; tali post, che probabilmente offendevano anche le anime gentili delle donzelle descritte e immaginate, nella cui virginale mente non albergava alcun impuro pensiero, tali post, dicevo, riscuotevano una innegabile entusiastica ammirazione anche in quelle citate fate femminili che forse dovevano risultarne offese.
Chissà… forse apprezzavano lo stile ricercato non vedendo, nella loro eterea ingenuità, i volgari doppi sensi inseriti dal narratore. Egli amava l’inserzione.

Costui è ormai invecchiato, ma le sue malsane pulsioni non si sono affievolite. Anzi… il classico vecchio satiro che, conscio della prossima fine (l’unica cosa che ci ha sempre accomunati è stato il desiderio dell’incontro con Sorella Morte), le vorrebbe possedere tutte (lui, perdonatemi, direbbe “trombare”).
Mi ha chiesto, per un’altra volta, ti togliere le ragnatele a questo blog, e di lasciargli spazio.

Un po’ titubante glielo lascio; nel caso, denunciate lui…

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Eccomi qui!
Ieri, in ufficio (si, lavoro ancora: quando cominciavo a fare il conto alla rovescia per la pensione, Monti mi ha ringiovanito di colpo, ed ora non so neppure se e mai conquisterò la libertà), c’era poca gente.

Tutti a fare il ponte; pochi a divertirsi trombando. La maggioranza a sopportare mogli mariti e figli, spendendo metà del tempo in coda su qualche autostrada e il doppio del budget in benzina.
Io e qualche altro pirla a salvare l’azienda.

Passeggiando qui e là vedo una collega dalle belle grosse tette (le ha sempre avute) ma in fantastica evidenza (questo invece accade di rado). Fermandomi davanti alla sua scrivania mentre faceva finta di lavorare ho avuto modo di ammirare ampiamente il panorama; e lei lasciava fare. Ho sentito salire la pressione, ed ho anche avuto una minima reazione (non pericolosa) in una zona che pensavo atrofizzata dal tempo dell’occupazione tedesca.
“Tizia (nome di fantasia), prendiamo un caffé?”
Lei accetta, si alza avvicinando pericolosamente quelle bombe erotiche; andiamo e consumiamo la nera bevanda.
Noto che non solo la scollatura è generosa, ma che la maglietta aderente è trasparente. Vedo benissimo il disegno dello striminzito reggiseno, e vedo le due poppone che tentano di tracimare. Pulsazioni intorno a 130… anche a causa del fatto che lei continua a farle ondeggiare (distrattamente?).
In un attimo elaboro un piano; torniamo in ufficio, dico. Andiamo all’ascensore (ascensore…) ed io medito di andare nei sotterranei.
O la va o la spacca, e già immagino che ci avvinghiamo succhiandoci reciprocamente in mezzo agli archivi deserti (qui mi fermo, altrimenti il proprietario del blog si incazza).

Chiamo l’ascensore, lei mi segue.
Si aprono le porte…
E davanti a me (davanti!) ecco due tette (tettine) evidentissime, scoperte al llimite dei capezzoli. Dopo un attimo di sbandamento, riconosco anche la proprietaria che oggi indossa una scollatura da viali di periferia la notte. Si vede tutto; un altro collasso al mio povero cuore.
Oltretutto codeste tettine sono drammaticamente sode e guardano birichine verso l’alto, ovvero verso il mio sguardo catatonico. E scatenano in me qualche ricordo, dato appunto che ho riconosciuto la proprietaria. In particolare rimembro la turgida durezza dei capezzoli…
“Ciao Bill” mi saluta un po’ imbarazzata, “Ciao Ciccia”.

Eccomi chiuso in ascensore con quattre tette spettacolari: le tettine sode antigravità e le tettone morbide leggermente cadenti per il troppo peso. Tutte e quattro ampiamente scoperte.

Ovviamente saltato il piano “sotterranei”, ho cercato di ricompormi, ho riaccompagnato la tettona nel suo ufficio, ho salutato educatamente la tettina… e sono tornato nel mio ufficio. Ci è voluta qualche ora perché riuscissi a tornare padrone di me stesso.

Il lavoro ne ha sofferto… e anch’io.